• Nicolo Regazzoni

TOLLERARE NON PER RENDERE UGUALI

Accettare di rispettare anche quelli che non si assomigliano affatto: questa è la sfida







Ho letto alcune frasi di un giovane frate domenicano parigino che si chiama Adrien Candiard, e ha un passato di ghostwriter per Dominique Straus-Kahn e studi in scienza politiche. Le ho lette su Il Foglio Quotidiano di lunedì 4 aprile 2022 a pagina IV. Le ho trovate interessanti perché mi ricordano che possiamo dialogare non attraverso le somiglianze, ma nelle diversità. E questo è un tema che avverto particolarmente da emigrato in Germania.

“Il problema è che noi europei contemporanei viviamo davanti a uno specchio, e invece di incontrare l'altro come effettivamente altro cerchiamo in lui conferma di ciò che già pensiamo”.

Candiard, che tra l'atro ha appena pubblicato in Italia un piccolo interessante libro dal titolo "Tolleranza? Meglio il dialogo. Il caso Andalusia e il confronto tra le fedi" (Libreria Editrice Vaticana), insiste sul fatto che la gente non dovrebbe limitarsi a sopportare la gente attorno a sé ma ad imparare a rispettarla.

"L'altro è sempre un bene per me, anche quando mi fa fare fatica, anche quando non ci troviamo subito in consonanza, perché è sempre un contributo a conoscere meglio me stesso. L'altro porta a galla non solo la mia identità, ma le mie ferite, i miei limiti. Il primo mito da sfatare è proprio questa idea che la convivenza si basi sulla tolleranza, che è spesso la maschera perbenista dell'indifferenza: che tu ci sia o non ci sia, in fondo, non mi importa, non ho l'esigenza di capire che cosa vuol dire vivere insieme."

E' un'illusione il fatto che dobbiamo essere tutti d'accordo per poter essere amici, e questo concetto è diventato particolarmente pervasivo in questi ultimi anni. Essere in disaccordo non è un fatto grave, da eliminare, ma dovrebbe piuttosto diventare il punto di partenza di una discussione razionale, alla ricerca della verità.

"E' giunta l'ora in cui l'Europa deve finalmente rinunciare a pensare che deve esportare sé stessa nel mondo intero e sostituire a questa idea un'intenzione più modesta ma più difficile da perseguire. Iniziare a cambiare il mondo partendo da sé stessa, rischiando anche che nessuno segua il suo esempio".
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